10 minuti prima del concerto

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Chiacchiere, idee e libere associazioni con i Baltabarèn

di Rossella Quitadamo

Cinque musicisti la cui indiscutibile bravura è surclassata solo dal loro appassionante entusiasmo, un cant-attore in marsina e t-shirt a righine, un po’ Petrolini un po’ circense; un poeta che c’è ma non è sul palco. Parole come suoni e suoni come parole, gesti ed espressioni che suonano il silenzio e note che raccontano; una musica che mescola “colori e odori”, che descrive ed evoca, sempre in bilico tra l’acciaio e la piuma, tra il qui ed ora e un altrove senza tempo. Signore e signori: i Baltabaren.

La loro musica è come il mare: puoi fermarti ad ammirarlo dalla riva inebriandoti del suo profumo, puoi tuffarti tra le sue onde e lasciarti trasportare dalle correnti ed infine puoi scegliere di immergerti a esplorare la vita che brulica nel profondo.

Certamente onirici. Ma serenamente rigorosi come De Chirico o dolorosamente fantasiosi come Chagall? Senza alcun dubbio scanzonati e irriverenti. Ma immediati come Trilussa o sottili come Marinetti? Felliniani? Ovviamente! Ma il Fellini de “la strada” oppure  quello de “La dolce vita”?

I Baltabaren -se mai si sono posti simili oziose domande- hanno scelto …di non scegliere e di armonizzare ogni dicotomia nella loro audace idea di sincretismo tra sacro e profano tra colto e popolare, tra impegno e immediatezza.

Se qualcuno ieri sera è venuto al Caffè Letterario pensando di trovarsi di fronte all’ennesima pesante operazione culturale, ha avuto una piacevole sorpresa. I Baltabaren sono grandi artisti e come tali hanno la genialità e il dono di rendere semplice e gradevole ciò che è complesso. Il loro concerto è stato irresistibile, uno di quelli da segnare con tre stelle negli annali del Kabala.

Piccola noterella “storica”: i Baltabaren hanno già suonato tanti anni fa qui a Pescara in un locale di via Ravenna il cui nome lascio al lettore indovinare. Buon sangue non mente!

 

Disponibili e gentilissimi, alle mie domande hanno risposto a nome di tutti i Baltabaren Alessandro Contini il cantante-attore, Andrea Sellaro l’autore delle musiche nonchè pianista e Marcello Sirignano il violinista.

Baltabaren: chi cerca qualche informazione su di voi sulla Rete -un sito, video, interviste- non trova molto…

Alessandro:  E’ vero, sono cose che trascuriamo un po’, siamo un po’ all’antica sotto questo aspetto… E poi un po’ di mistero fa parte del nostro fascino, no? Se non altro stimoliamo la curiosità di venirci a sentire!

Sul palco siete sei ma dite di essere sette. Perché?

Alessandro:  Perché siamo in sette: il settimo è Marco Zupi, scrive i testi, è il nostro poeta. Non sale sul palco ma spiritualmente è sempre comunque con noi.

Le sette sorelle, i sette savi, i sette nani…Chi sono i Baltabaren?

Alessandro:  I sette savi, almeno spero; oppure i sette peccati capitali…  Nei Baltabaren sono tre le componenti che si uniscono, la musica, le parole e l’interpretazione: noi cerchiamo una fusione comunicativa di queste nostre tre dimensioni.  Ci ispiriamo anche ad un certo tipo di teatro/canzone, al cabaret , al varietà -soprattutto quello di ispirazione petroliniana- e per gestualità e mimica al cinema di tipo francese -alla Yves Montand per intenderci-

Il settimo Baltabaren, Marco Zupi, è un eccellente e famoso economista. Come si conciliano la stesura di trattati di macro economia e la composizione di “canzonette”?

Alessandro : Non sono canzonette, sono grandi poesie!  Una delle nostre sfide è far sposare testi piuttosto complessi con la musica; non è molto facile mettere in canzone la Poesia: c’è già tanta musica nella Poesia.

A livello di testi c’è una ricerca di parole che abbiano una loro musicalità intrinseca; in più c’è una ricerca musicale abbastanza articolata che talvolta si rifà alla drammaturgia. Spesso i nostri pezzi sono delle piccole suite in cui si succedono degli episodi che aprono nuove finestre su scenari diversi. Ricerca poetica e ricerca musicale: la nostra scommessa è appunto far convivere queste due ricchezze. In più c’è la recitazione; io nasco come cantante ma ho sempre amato e talvolta praticato anche il teatro e ho fatto anche un po’ di cabaret. La mia ricerca è quella di unire un po’ il tutto in una teatralità che va da Petrolini a Yves Montand

Andrea Sellaro in un’intervista ha detto che se fosse obbligato con i Baltabaren a suonare un brano non vostro sceglierebbe “Del mondo” dei C.S.I. oppure La “Madonna dell’Urione” di Alvaro Amici. Come conciliate l’ingenua semplicità di certa musica popolare con una più impegnata, magari anche solo a livello di messaggio sociale?

Alessandro : Andrea è stato un po’ provocatorio. In realtà sia nella musica che scrive lui, sia nel mio modo di cantare c’è molto della musica popolare ma anche una certa ricerca della musica colta a cavallo tra 800 e 900 con derive ad esempio alla Debussy, ed inoltre ispirazioni dalla musica di varie parti del mondo, dal tango alla samba, dalla musica dell’est Europa al gipsy… un po’ di tutto e poi certo, c’è la componente popolare, soprattutto romanesca, è nelle nostre radici.

Quanto sono snob i Baltabaren?

Marcello: Non siamo snob! siamo autoreferenziali  …almeno così ci hanno detto!

Siete irriverenti? E verso cosa?

Andrea:  Sì, siamo abbastanza irriverenti. La mia irriverenza è verso la visione della vita che c’è adesso, questo approccio alle cose in cui al centro c’è la tecnica, quindi come modello c’è la macchina e non l’uomo… e poi c’è il dio denaro che è sempre più preponderante. La nostra quindi è quasi una provocazione: tornare a pescare un po’ in certi mondi del passato alla ricerca del bello. Certi nostri modi di suonare, di muoverci, di esporre i temi musicali, sono frutto di una ricerca estetica che non è fine a se stessa ma vuole riportare al centro dell’attenzione l’uomo e la sua umanità con le sue glorie e le sue debolezze.

A chi vietereste la vostra musica:  ai minorenni, ai deboli di cuore, alle persone sensibili?

Alessandro:  A nessuno! Ci mancherebbe pure che mettessimo dei divieti! Già non ci vengono a sentire così! A parte gli scherzi è’ una musica per tutti, per tutti quelli che ci vogliono ascoltare

I punti di forza dei baltabaren e i punti deboli

Alessandro:  Punto di forza sicuramente la quantità di idee che abbiamo, la nostra vena creativa fertilissima: abbiamo fatto già più di 70 brani, alcuni sono delle vere e proprie suite, e ancora tantissimi sono i progetti che abbiamo in mente: uno ad esempio è il seguito della storia di Ngeluska, ne vorremmo fare quasi una pieces teatrale…

Io canto in diverse realtà musicali in cui mi trovo più che bene e credo di poter dire altrettanto gli altri baltabaren; ma quando siamo insieme sentiamo fortissima questa necessità di dar voce e vita a ciò che abbiamo dentro, a questo qualcosa di inesauribile che si muove in noi.

Questo che è un nostro punto di forza è al contempo il nostro difetto: troppe idee a volte generano disordine! Poi c’è da considerare anche il fatto che se gli altri del gruppo sono musicisti di professione, io Andrea (Sellaro) e Marco (Zupi) facciamo anche altri “mestieri” (informatico, bancario, economista) e dunque il tempo da dedicare alla musica –che io considero comunque la “mia professione”-  non basta mai.

Andrea: Però a ripensarci anche questo si tramuta in un bene perché non snatura quello che è  soprattutto una passione a cui ci accostiamo sempre con lo stesso immutato entusiasmo dei primi tempi.

Accidenti! Non ci basterà una vita per scrivere suonare e cantare tutto ciò che abbiamo in programma!