10 minuti prima del concerto

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Chiacchiere, idee e libere associazioni con il Colibrì Ensemble

di Rossella Quitadamo

Le “prove” hanno sostituito il tradizionale check sound, il palco libero dal solito groviglio di cavi e attrezzature elettroniche, ha ospitato insieme al pianoforte un gruppo di strumenti piuttosto insoliti: serata particolare ieri al caffè letterario sia per il pubblico del Kabala sia- immagino- per i musicisti del Colibrì. Noi generalmente avvezzi a chitarra basso e batteria a sentire un quintetto di fiati con tanto di corno, oboe e fagotto; loro, abituati a frac e auditorium, ad esibirsi in quello che il giovedì sera è un jazz club.

Ma le singolarità della serata non finiscono qui.

Anche quest’anno il cartellone Kabala ci ha proposto un tour nel variegato mondo musicale che suole chiamarsi jazz. Il destino ha voluto che quello del Colibri Ensemble, previsto per altra data, sia poi diventato il concerto conclusivo della stagione 2015.

E’ stato un caso che quest’anno il percorso si sia concluso ritornando addirittura alle premesse del jazz con il divertente viaggio nel rag-time del sestetto Colibrì?

E’ stato il caso a fare in modo che il programma 2015, che ha visto per protagonisti anche artisti provenienti da Paesi lontani, si sia infine concluso con le eccellenze musicali del nostro territorio?

Ed ancora possiamo sorridere alla coincidenza che ha portato il Kabala ad avere come ultimo ospite un’associazione strutturalmente e musicalmente diversa ma gemella nel proporsi come strumento culturale sul territorio pescarese; uguale nell’essere nata e cresciuta grazie alla sola forza di quanti ieri hanno creduto in un progetto ed oggi credono in una realtà che si chiami Kabala o Colibrì.

Coincidenza, destino o caso? Non so, posso solo farvelo notare, così come posso sottolineare la professionalità dei musicisti, la loro capacità di dosare impegno e intrattenimento senza mai annoiare il pubblico. Posso rimarcare il clima sereno e giocoso che si percepiva sul palco, l’attenzione e il silenzio dell’ascolto; posso provare a parlarvi delle atmosfere tratteggiate e suggerite dalle note: un epoca e un luogo per ogni brano …

Di tante cose posso provare a parlarvi tranne che della musica, quella -si sa- va sentita, vissuta e poi bisogna lasciarla libera di volar via. Con un frullo d’ali anche infine anche il colibrì è volato portando via con sé l’ultimo concerto della stagione 2015; la goccia che ha versato dal suo becco è riuscita però a dissetare la nostra sete di bello, di creatività, di cultura.

Non di musica ma a proposito di musica ho chiacchierato con Andrea Gallo e Gina Barlafante,  direttore artistico e presidentessa del Colibrì Ensemble.

Suoni in prestigiose sale e teatri di tutto il mondo. Avverti qualcosa di emozionalmente diverso quando ti esibisci nella tua regione?

Andrea: Almeno fino alla nascita di questo progetto due anni fa, ho suonato molto poco qui a Pescara proprio per la mancanza di una compagine artistica stabile. Contrariamente a quello che si può pensare, il Colibrì ha trovato un terreno molto fertile: c’è questa voglia di sentire buona musica da parte del pubblico pescarese. E’ vero anche che, mentre per il jazz di un certo livello c’è ormai una tradizione consolidata, qui si è poco abituati all’ascolto della musica classica; forse i Pescaresi conoscono più Coltraine che Tchaikovsky. Comunque devo dire che in due anni il pubblico del Colibrì è cresciuto anche qualitativamente e non solo numericamente, abbiamo avuto un ottimo riscontro anche con la musica contemporanea.

A livello emotivo è chiaro che a me fa molto piacere suonare nella mia città, è una cosa che mi è sempre mancata, ecco perché ho voluto creare qualcosa di stabile.

Se dovessi raccontare Pescara e l’Abruzzo in musica che cosa suoneresti?

Andrea:  mi vengono in mente innanzitutto le musiche che possono richiamare la natura e i paesaggi meravigliosi che sono il punto di forza della nostra regione, dalla montagna dei parchi al mare. Poi sicuramente anche musica “latina” come una Carmen di Bizet e, visto che si mangia anche bene, una bella overture di Rossini che era anche un ottimo cuoco.

Per Platone “La musica è la miglior medicina dell’anima” ma in che stato di salute è la musica?

Gina: La musica è in ottima salute, chi ha qualche problema è chi l’ascolta. Non siamo più abituati all’ascolto e molti non riescono più a cogliere questo valore terapeutico della musica. Si tende a correre e ad ascoltare solo in maniera superficiale

Andrea: Molto spesso oggi la musica è usata come bene di consumo, viene ascoltata come sottofondo ad altre attività. Nulla da togliere a questo, ben venga qualsiasi modo di usufruire della musica. Però ci sono generi che hanno bisogno di maggior calma e attenzione, di “lentezza” nell’ascolto come dice Gina. Lo stato patologico più grave, per così dire, è quello che riscontro in chi dovrebbe incentivare e promuovere la musica, le istituzioni in primis. Anche a livello locale la musica e l’arte in generale vengono incentivate solo a scopo pubblicitario/politico/elettorale. Ecco perché una città come Pescara non ha una sua compagine musicale stabile, né un luogo fisico dove esibirsi. Che poi di teatri a Pescara ce ne sono, non è necessario costruirne uno ex novo: ad esempio basterebbe migliorare l’acustica del Circus per avere un locale di 800 posti nel cuore della città.

La classica contemporanea è una musica d’élite che emoziona pochi privilegiati; risulta di difficile ascolto, è meno immediata di altri generi musicali. Cosa si può fare per renderla più fruibile?

Andrea: E’ un problema che c’è, è impossibile negarlo ma riguarda un po’ tutta l’arte contemporanea. Si è alla ricerca di qualcosa di nuovo, di nuovi linguaggi; se forse nelle arti figurative ci sono già delle nuove linee guida, in campo musicale ci sono una miriade di strade aperte. Dopo tanti secoli di musica creare qualcosa di nuovo con sole sette note è veramente difficile, certamente ci sono validissimi compositori contemporanei ma questa incessante ricerca ha spesso come “effetto collaterale” l’incomprensibilità. Ci sono pezzi di musica contemporanea difficilissimi da capire anche per l’orecchio allenato di un musicista: in questo senso certamente diventa una musica elitaria rispetto, ad esempio, a quello che poteva essere una sinfonia di Beethoven per i suoi contemporanei.

Gina: probabilmente anche perché si è poco abituati ad ascoltare tutta la musica classica: non c’è proprio l’educazione all’ascolto fin da bambini. Ecco perché si è più portati a preferire musica più semplice, che impegna poco la nostra concentrazione, musica che “passa” a prescindere dal fatto che noi siamo attenti o meno. Ci dovrebbe essere una maggiore esposizione alla musica classica fin da bambini; chi ha un orecchio allenato è poi più curioso di scoprire qualcosa di diverso ed è più in grado di comprenderne la validità.

Che finalità aveva il flash mob della scorsa estate a Piazza Salotto?

Andrea: I motivi sono due. Il primo è per avvicinare le persone a questo progetto: il Colibrì Ensemble è nato con l’idea di essere una orchestra dei cittadini. Con il tempo vorremmo creare anche qui un senso di appartenenza così come avviene per i parmigiani e i milanesi e le orchestre Toscanini e della Scala. Non dico che i Pescaresi debbano arrivare a fare il tifo come per la squadra di calcio, ma il senso è quello. Il secondo motivo è quello di sfatare il mito del musicista classico come persona seria e ingessata in un ruolo in cui non vi è spazio per il gioco ma solo per lo studio e l’impegno. Ti posso assicurare che i musicisti classici sono pazzi e divertenti come e forse più degli altri. Il flash mob lo abbiamo replicato all’Outlet Village di Città S. Angelo, lì a dirigerci sono stati i bambini. L’intento quella volta è stato quello di avvicinare le giovani generazioni alla musica e dargli la possibilità di familiarizzare con la realtà di una orchestra. L’espressione dei bambini che dirigevano i musicisti è impagabile: “sono proprio io a compiere questa magia?”.

Nella favola che vi rappresenta si parla di un incendio da spegnere e di un colibrì che fa la sua parte portando una goccia d’acqua con il suo becco. Quale incendio vuole spegnere il Colibrì Ensemble?

Gina: l’incendio è la situazione culturale generale, non si è più abituati ad ascoltare e non parlo solo della musica. L’incendio per me è una sorta di degrado culturale e umano.

Andrea:  Per me l’incendio è quello che soffoca la cultura, l’arte e con esse la capacità critica delle persone. Uso paragoni forti: i musicisti che ho conosciuto durante la mia permanenza a Riga, in Lettonia, mi raccontano che sotto la dittatura l’unico luogo in cui si respirava la libertà era il teatro di prosa, perché era l’unico posto in cui si poteva dire la verità. Io credo che attualmente in Italia, volutamente o meno, si stia cercando di soffocare la cultura e la capacità della gente di pensare. Ecco perchè alle prime fiamme è meglio chiamare quanti più colibrì possibile prima che l’incendio divampi.

Tutti i progetti di questo tipo, musicali, letterari, teatrali, sono delle vere e proprie sentinelle della democrazia. Ogni volta che nasce un’orchestra o una qualsiasi compagine artistica è come se si accendesse una candela in favore della libertà di pensiero e della democrazia.

Quali sono le difficoltà che avete incontrato e che ancora incontrate nella realizzazione del vostro progetto?

Andrea:  La prima difficoltà è stata quella economica. Questa vuole essere un’orchestra che rispetta il ruolo dei musicisti: gli artisti devono essere pagati dignitosamente e -sembra banale ma non è così- in tempi ragionevoli; ciò per una orchestra come la nostra che spazia da pochi a molti elementi è un costo considerevole a cui non riuscivo a far fronte. Sono riuscito a realizzare questa realtà solo grazie a Gina Barlafante che ha coinvolto l’AIOT in questo progetto come main sponsor.

Gina: Quello economico è solo uno degli ostacoli, l’altro è quello di una sorta di resistenza in generale a supportare questo progetto. Mi riferisco sia alle istituzioni, alla ormai cronica mancanza di fondi, sia ai Media. Abbiamo difficoltà a far uscire articoli sulle pagine dei quotidiani locali anche per iniziative di grandissimo spessore culturale: ad esempio è venuto a suonare un musicista come Alexander Lonquich e nessuno si è proposto per intervistarlo né ci sono stati articoli sulla stampa pescarese. E’ un peccato per una realtà che vuole portare avanti un progetto culturale a lungo termine nella nostra città.

Andrea: Il problema che accomuna Media e istituzioni è lo stesso: il non fare distinzioni tra le tante iniziative culturali e ricreative. Si ripartiscono in parti più o meno uguali i pochi fondi a disposizione senza curarsi dello spessore dell’iniziativa e/o i costi che essa comporta. Allo stesso modo si scrivono trafiletti di poche righe sia per la festa rionale che per il concerto di un grande musicista classico. Attualmente il  modo migliore che abbiamo per farci conoscere anche al di fuori della regione è Internet, la nostra pagina su Facebook ha tantissimi follower anche non abruzzesi; ciò rende la nostra realtà radicata nel territorio ma conosciuta anche altrove. Questo potrebbe essere il futuro: proveremo ancora ad ottenere delle risposte qui sul nostro territorio, se non le otteniamo …ebbene, il nome della nostra orchestra è quello di un volatile.

Che suggerimenti può dare il Colibrì al Kabala?

Gina: come suggerimento da parte mia forse una stagione concertistica meno concentrata, magari un concerto al mese per più mesi.

Andrea: Se proprio devo dare un consiglio è quello di continuare a promuovere le giovani promesse, in modo da creare una nuova generazione di validi musicisti che porti avanti la tradizione di eccellenza musicale del nostro territorio. Il Kabala è un’associazione che ammiro e rispetto perché ha raccolto la tradizione di quello storico locale di concerti live che anch’io frequentavo; Giancarlo ne ha fatto qualcosa di diverso, più consono allo spirito dei tempi. Non credo di poter dare consigli a Giancarlo con la sua notevolissima esperienza! Casomai un invito a continuare a confrontarci come già facciamo e, come operatori culturali sul territorio, a scambiarci opinioni e aiutarci.