UNA NOTTE DA RICORDARE

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di Rossella Quitadamo

Che facevano tre statunitensi ed un tedesco di origine macedone, sabato sera a Pescara dopo essere stati a Colonia, Londra e Vienna? Ovvio, dell’ottimo jazz. Che ci facevano un vibrafonista scelto come ambasciatore culturale U.S.A  per il jazz, il batterista dei mitici Return To Forever, un sassofonista che ha suonato con Mike Stern e George Benson ma anche con Jennifer Lopez,  ed uno dei più rinomati bassisti jazz  d’Europa? Ovvio, hanno chiuso alla grande la stagione 2012 del Kabala Jazz Club.

Lenny White, Mark Sherman, Bob Franceschini e Martin Gjakonovski hanno suonato con il gotha del jazz su questa e sull’altra sponda dell’Atlantico, sono essi stessi leggende viventi del jazz moderno; oltre a premi e riconoscimenti prestigiosi, nel corso della loro brillante carriera, hanno ricevuto commenti di ben altro spessore e dunque non hanno certo bisogno dei miei elogi. Ma vi voglio comunque raccontare di una lunghissima serata che li ha visti protagonisti, in due sessioni, di un incontro musicale di altissima qualità e di grande coinvolgimento. Se dovessi definire con un solo termine il concerto di ieri sera potrei usare un solo concetto: energia

Quattro giganti in totale simbiosi, Mike e Bob sono amici dai tempi del liceo, Lenny è il batterista che uno Sherman appena quattordicenne ammirava da quando suonava con Chick Corea; anche Martin Gjakonovski che è il più giovane del gruppo “si è integrato perfettamente sia sul palco che fuori dal palco” è Mike a dirlo, ma si vede: ha un senso della musica che farebbe invidia ai più grandi jazzisti classici: dovevate sentirlo duettare con Lenny, il loro swing è irresistibile!

Un quartetto stellare che ha proposto brani originali dei tre musicisti americani e classici come “Celia” di Bud Powell,  “Quasimodo” di Charlie Parker e “Hot house” di  Tedd Dameron perché, come afferma lo stesso Sherman  “a questo punto della mia carriera sento davvero questo tremendo bisogno di rendere omaggio ai maestri del jazz che hanno creato le basi bebop per la musica che suoniamo.”

Dire che sono stati davvero grandi è un’ovvietà da cui non mi posso esimere; hanno suonato con una energia incredibile e una estrosità geniale, rimanendo sempre nei limiti della leggibilità e godibilità senza virtuosismi fini a sé stessi, da musicisti esperti quali sono ma ancora entusiasti del loro lavoro.  Tanti riferimenti bop, fusion e funky in uno stile fortemente personale che ha alternato brani dal ritmo velocissimo come “L’s bop” di White ad altri, come “Solitude” di Sherman, più pacati ed intimistici dove la vitalità e l’energia più che in velocità si è dispiegata in vigore e potenza espressiva.

Quattro grandi personalità che non si sono mai sovrapposte, che hanno duellato e si sono confrontate accrescendosi l’un l’altra: se era il sax di Bob a narrare una storia musicale, sottolineata ed incoraggiata dall’incalzare del contrabbasso, il vibrafono si limitava a puntualizzarne i momenti salienti con una o due note al punto giusto; quando era Mark, il mago, a tirar fuori meraviglie dal vibrafono con le sue 4 bacchette magiche,  il sax taceva trattenuto dalle mani di un Franceschini letteralmente inginocchiato al centro del palco, ad occhi chiusi, quasi in un omaggio al fluire della Musica.

Chi non ha mai taciuto è stata la batteria, e chi poteva mai fermare quel treno in corsa chiamato Lenny White?  Ad ascoltarlo senza vederlo giureresti che siano due o anche più batteristi a suonare contemporaneamente ed invece lui quasi non si scompone: braccia e gambe sembrano immobili mentre piatti e tamburi vibrano a frequenze impossibili.

L’ultimo brano della sessione serale il bellissimo “Wolfbane” di White è stata l’apoteosi di una serata grandiosa: suonato in una versione molto energica da vibrafono e sax, è stata un po’ il manifesto del gruppo, con la linea melodica dal sapore orientale ben tratteggiata dall’assolo del contrabbasso su di un ritmo che avrebbe convertito al jazz anche il più convinto fautore di musica house.

E’ stata quasi una crudeltà finire il concerto dopo aver infiammato la platea con un brano così! Per fortuna  i quattro, acclamati a gran voce, ci hanno donato ancora un ultimo splendido bis prima di concedersi, dopo un lungo e caloroso applauso, agli abbracci e all’entusiasmo del  pubblico.

Poi, come tutte le storie più belle, anche questa ultima splendida serata è giunta alla fine, un lietissimo fine: la ciliegina su quella gustosa torta che è stata la stagione 2012 del Nuovo Kabala Jazz Club.